È compito particolarmente arduo riuscire a parlare di architetture (location) utilizzate come set per girare film. Non sempre sono rintracciabili, essendo le più frutto di scenografie parziali, costruite in studio. Quindi difficilmente rivedibili e memorizzabili, se non attraverso il film stesso. A volte è semplicemente impossibile. Però quando coincidono esattamente con realtà esistenti – a maggior ragione se poco conosciute – tutto diventa più facile: doveroso segnalarle per suggerire di andare a vederle di persona.

È il caso di un hotel che vale un viaggio in Norvegia. Per gli amanti del vivere immersi nella natura incontaminata ma anche nell’assoluta attualità architettonica e nel confort totale. La struttura domina in “Ex Machina”, film (2014) del giovane cineasta Alex Garland. Garland si è infatti affidato al Juvet Landscape Hotel di Alstad nella valle Valldal della Møre og Romsdal County (nel nord della Norvegia) per portare lo spettatore in un futuro vicino, ove la tecnologia robotica sta prendendo il sopravvento sulla razza umana. In parte riuscendoci.

Un vecchio albergo, di cento anni e più, ristrutturato, perfettamente integrato nel panorama selvaggio che lo circonda, ove dominano le più moderne tecnologie della domotica. Un progetto bellissimo che, al fine di non contaminare l’ambiente circostante giunge a proporre camere sotterranee, delle quali dall’esterno si percepiscono solo vetrate riflettenti mimetizzate nella natura.

Un modo di fare architettura che rimanda alla visione organica, alla lezione di F.L. Wrigth sul rapporto tra architettura e natura codificato in Taliesin West. L’architettura che si fonde con l’ambiente, con la roccia, con i materiali locali senza soluzione continuità. Come si osserva anche nella villa Malaparte di Adalberto Libera, ove Jean-Luc Godart girò “Il disprezzo”.

Per precisione le architetture del film sono due, l’Hotel Juvet e una ricca villa adiacente. È proprio di quest’ultima che vediamo il soggiorno ove vetro, roccia e passarelle metalliche si compenetrano. Mentre splendide inarrivabili opere di J. Pollock e M. Rothko dominano l’arredamento, fatto di mobili fine ‘900. Architetture entrambe progettate degli architetti Jensen & Skodvin di Oslo.

All’inizio sembra di essere in una normale capanna di legno, un piccolo ingresso con un citofono tecnologico, ma poi, passando per una porta dal profilo metallico di ispirazione scarpiana, si scopre la casa più grande e il suo mondo sotterraneo. Dalle finestre di alcune stanze sotterranee, solo vetro dal serramento ridotto al minimo, si hanno vedute mozzafiato, come quella della valle attraversata da un fiume ghiacciato che si osserva dalla sala da pranzo”. Tra le pareti gira la bellissima Ava, ‘Eva futura’ artificiale, Alicia Vikander, pronta a impossessarsi del sapere umano per andare oltre, rendersi autonoma non solo dall’uomo che l’ha creata … ma dall’umanità intera. Facile il raffronto con l’androide con le fattezze di Maria-robot del film “Metropolis” di F. Lang, ove domina l’architettura espressionista di Otto Hunte.

L’hotel Juvet, collocato in una fattoria e costruito sulla riva di un (ripido) fiume, è circondato da betulle, pioppi tremuli, pini e massi. Nella natura più incontaminata. L’intenzione dei progettisti era di creare un resort “lussuoso” che potesse integrarsi alla perfezione con l’ambiente naturale e completare il panorama mozzafiato con idee coinvolgenti e di grande fascino. Per permettere di alloggiare in stanze splendide, con pareti vetrate tra gli alberi o con vista a strapiombo sul fiume, senza disturbare il paesaggio. Ognuna diversa dall’altra, e tutte costruite per dare risalto alla vista sull’esterno (tenendo bassa la luminosità interna). Un nido tra le montagne, in un futuro già attuale.

Di Olav Jensen si possono infine ricordare altri due edifici, sempre ben integrati nel paesaggio: la River sauna e la bellissima Mortensrud Church. Buon viaggio.

Manifesto del film “Ex Machina” (fonte: Slash Film)