Umberto D’Ottavio – candidato consigliere regionale del Piemonte con il PD, a sostegno di Chiamparino Presidente

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Non c’ più tempo! Il movimento Fridaysforfuture e Greta Thumberg lo lo ha spegato con chiarezza. Occorre agire su più fronti: sull’educazione dei giovani, su politiche di incentivo del riuso e della eliminazione degli sprechi, sulla diffusione della differenziazione dei rifiuti e del recupero dei materiali. La mia esperienza politica, prima come Sindaco di Collegno e poi come Assessore alla scuola in Provincia, mi ha fatto comprendere come l’educazione ambientale rivolta ai giovani possa dare dei grandi risultati, così come sia possibile incentivare il riuso di porzioni di città, senza ampliarne i confini intaccando il suolo agricolo.

Nel tempo la mia amministrazione ha avviato e realizzato progetti di riqualificazione urbana, grazie anche all’utilizzo di fondi europei, e alla concertazione con i privati, riducendo drasticamente le aree che in origine erano destinate a nuove edificazioni, oltre a  promuovere la costituzione di parchi agricoli.

Oggi occorre procedere speditamente per promuovere e incentivare l’attuazione della legge sul riuso e lavorare per arrivare alla riduzione del consumo di suolo.  

La riduzione del consumo di suolo, spesso evocata, deve essere concretamente e gradualmente attuata, trovando incentivi e coinvolgento tutte le categorie interessate.

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Le migrazioni devono essere regolamentata e misurate sulla concreta capacità di accoglienza dei nostri territori.

L’Europa deve promuovere poliche di accoglienza e redistribuzione dei migranti, senza essere ostaggio dei nazionalismi, ma affrontando il problema pianificando le azioni di aiuto e collaborazione con i paesi di provenienza e i sistemi di accoglienza e redistribuzione di persone e risorse. Gli stretti margini imposti dalle politiche di governo, con il decreto sicurezza e la chiusura degli Sprar, e il costante annuncio della chiusura dei porti, impedisce la definizione di strategie di breve e medio periodo, che permettano di evìtare di agire nella costante emergenza abbandonando migranti ed amministrazioni locali in balia del loro destino. Nel panorame italiano ci sono delle interessanti sperimentazioni di integrazione attuate grazie all’impegno e all’assunzione di responsabilità dei sindaci, anche in Piemonte. Compito della Regione è aiutare ed incentivare tali esperienze.

Per contro occorre lavorare con costanza sulle politiche di inserimento nel mondo del lavoro e sull’offerta scolastica ed universitaria di qualità, per evitare la “fuga di cervelli” e di giovani, che negli ultimi anni hanno lasciato il nostro paese.

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La crisi ha portato una profonda divaricazione all’interno della società, aumentando le disuguaglianze. Il vento dei nazionalismi è riuscito a incanalare lo scontento verso i più deboli, marginalizzando ampie fasce della popolazione. Nello stesso tempo anche le professioni hanno subito un profondo mutamento, sopraffatte da spietate logiche di mercato e dalla complessificazioni dell’apparato normativo. Occorre investire energie per trovare forme di collaborazione pubblico/privato in cui al pubblico siano restituiti i compiti e le prerogative che assicurino la prevalenza dell’interesse collettivo.  Anche ricercando forme di convenzione, negoziazione e contrattualizzazione in cui, per esempio attraverso organi appositamente istituiti, restino in mano all’ente pubblico le leve che garantiscano la definizione delle questioni territoriali ed economiche, nell’equilibrio tra i margini di profitto, la qualità urbana e il benessere degli abitanti.

Senza dimenticare che il lavoro deve essere giustamente retribuito, e che le forme di sfruttamento, a tutti i livelli, dal fattorino al professionista, devono essere combattute. 

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Il Piemonte è una realtà complessa, dove coesistono centri urbani di dimensione e peculiarità differenti, che devono costutuire sistema, integrando le proprie risorse, tralasciando le logiche di competitività, per avviare progetti di collaborazione.  Nel contempo occorre incentivare la rivitalizzazione delle aree montane, ed in particolare dei territori che, con il processo di spopolamento e abbandono dei borghi, sono divenuti marginali, per incentivare meccanismi di ripopolamento e di ricostruzione di un’economia coerente con le produzioni locali e le risorse del territorio.

Inoltre occorre avviare, di concerto con tutte le categorie interessate, i Comuni e le realtà locali, una valutazione sulla necessità di revisione della legge urbanistica regionale, che tenga conto anche della profonda necessità di avviare meccanismi di concertazione e partecipazione nelle scelte territoriali.

Nella mia esperienza in Parlamento della scorsa legislatura sono riuscito a far approvare una legge di cui sono il primo firmatario, questo di ha permesso di comprendere meglio i meccanismi  che sovrintendono i processi legislativi. Esperienza che posso mettere a frutto in Consiglio regionale.

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Il tema del ruolo delle istituzioni è la vera sfida della democrazia, oggi in profonda crisi, anche a causa del venir meno del concetto di rappresentanza. In nome dell'”uno vale uno” e dell’uso inappropriato dei social si infonde l’illusione di una partecipazione diffusa e capillare. Purtroppo non è così, la rappresentanza è il fondamento delle istituzioni democratiche, che permette a ciascuno, posto nelle eguali condizioni, di esprimere il proprio pensiero.Il pubblico deve quindi riapproriarsi della propria funzione e degli strumenti di decisione e controllo delle trasformazioni.

Le opere che si devono realizzare, per salvaguardare il territorio, conservare il patrimonio storico ed architettonico, realizzare strutture e infrastrutture che permettano alla nostra Regione di recuperare una centralità in Europa, devono essere valutate in funzione della loro concreta utilità. La trasparenza e una corretta programmazione, a breve, medio e lungo periodo, necessaria per amministrare con sapienza le limitate risorse disponibili, sono alla base della strategia pubblica di intervento.

Tale processo deve essere necessariamente accompagnato di un dibattito pubblico che permetta una valutazione corretta sull’utilità e la priorità di intervento, ed anche sulle forme di appalto e realizzazione.

Marco Grimaldi – candidato consigliere regionale del Piemonte con Liberi Uguali Verdi, a sostegno di Chiamparino Presidente

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I cambiamenti climatici, che costituiscono ormai un fenomeno universalmente riconosciuto dalla comunità scientifica, concretamente registrato dagli eventi e producono diffuse inquietudini sul destino del pianeta. Il fenomeno si innesta, in Italia in particolare, sulle ricorrenti emergenze legate al degrado del territorio e alla tutela dei beni culturali.

Abbiamo fatto di tutto per costruire Liberi Uguali Verdi – la lista con cui ci presentiamo alle regionali – proprio perché crediamo nell’urgenza di dare una risposta alle migliaia di ragazzi e di ragazze che sono scesi nelle piazze di tutto il mondo per gridare che bisogna “cambiare tutto prima che cambi il clima”. Ecco perché il tema dei cambiamenti climatici è al centro del nostro programma e deve essere in cima alle attività legislative e amministrative, con politiche di medio e lungo periodo.

La riforma delle politiche sui rifiuti e il piano per la qualità dell’aria, la denuclearizzazione del Piemonte sono state al centro delle nostre iniziative di questi anni e continuiamo a chiedere al Governo che venga pubblicata al più presto la mappa dei siti idonei per la creazione di un deposito nazionale delle scorie nucleari.

Il superamento delle energie fossili e la conversione energetica, richiedono una svolta politica alle diverse scale che metta concretamente in atto la direttiva europea Habitat e la rete Natura 2000 per tutelare la biodiversità, per abbattere la mole di rifiuti, razionalizzare i consumi di acqua, regolamentare il consumo di suolo, garantire la bonifica dei siti inquinati, la tutela del patrimonio boschivo e della qualità del territorio, privilegiare reti di trasporto sostenibile che garantiscano mobilità diffusa e accessibile a tutti. L’attuazione di questo programma non può che essere accompagnato dallo sviluppo di attività di ricerca e innovazione, con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro “green”.

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Il tema dell’immigrazione è direttamente connesso a quello del cambiamento climatico: la Banca Mondiale ha stimato che nel 2050 ci saranno 140 milioni di migranti per i cambiamenti climatici, largamente dall’Africa verso l’Europa e dall’America Latina verso il Nord America. Pensare di impostare tutta la politica sul contenimento fisico (muri, blocco dei porti) è miope e irresponsabile. Mitigare il cambiamento climatico è quindi indispensabile anche per evitare quei fenomeni come la siccità e l’impoverimento delle terre coltivabili che stanno alla base delle migrazioni e dei conflitti locali.

Il “Decreto sicurezza” di Salvini spazza via alcune tra le principali garanzie Costituzionali, impedendo i salvataggi e criminalizzando la solidarietà. Pur di non ammettere che è necessario intervenire nel mare davanti alla Libia per salvare le persone che sono obbligate a fuggire, il Vicepremier continua a negare che ci sia un conflitto in corso. Mentre l’Unhcr lancia l’allarme per il numero di morti che aumenta ogni giorno nella frontiera più pericolosa del mondo, il capo della Lega introduce multe per chi salva vite umane, arrivando a criminalizzare lo stesso diritto alla vita.

Noi vogliamo un Piemonte che continui ad accogliere. Dobbiamo ottenere la chiusura del CIE di Torino e, dopo l’impugnazione del “Decreto sicurezza”, proseguire gli sforzi per una distribuzione su tutto il territorio dell’accoglienza dei migranti, garantendo a tutte e a tutti il diritto fondamentale alla salute, la possibilità di cercare o mantenere un contratto di lavoro, l’accesso ai servizi del territorio (i centri per l’impiego, un conto in banca, gli asili nido e le scuole dell’infanzia).

E vogliamo fermare l’unica migrazione che ci spaventa: quella dei troppi giovani che sono costretti a lasciare il nostro territorio per assenza di opportunità e futuro. Leggendo l’indagine condotta a inizio anno dallo European Council on Foreign Relations su 46 mila europei (dei quali 5 mila italiani), si scopre che questo timore è ampiamente condiviso: polacchi, ungheresi, spagnoli, rumeni, e italiani (due su tre) vedono nella fuga dei propri giovani all’estero una minaccia superiore rispetto all’immigrazione.  E hanno ragione. Secondo l’Istat sono 738 mila gli italiani emigrati all’estero fra il 2008 e il 2017. Anni di opportunità negate, lavoro precario, scarso, sottopagato, stanno producendo una ferita non solo per chi parte, ma per l’intero tessuto sociale economico e culturale delle nostre comunità. 

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A livello globale vi è stato uno scollamento fra crescita della produzione e meccanismi di redistribuzione sociale, contraendo il welfare, espandendo i margini di profitto delle imprese, rendendo la manodopera sempre più ricattabile ed espellendo quote sempre più ampie di forza lavoro.  

In questi anni abbiamo portato avanti una battaglia contro l’evasione e l’elusione fiscale, indagando sui paradisi fiscali nonché sul pagamento dell’IRAP da parte delle grandi aziende piemontesi e di quelle, in particolare, che negli ultimi cinque anni hanno spostato residenza fiscale e sede legale all’estero.

L’effetto combinato della sottrazione di profitto, della competitività esasperata, dell’innovazione tecnologica portano a conseguenze devastanti sul piano dell’occupazione. Ecco perché pensiamo che tornare a ridurre gli orari e redistribuire il lavoro sarebbero buone idee. Per questo abbiamo presentato alla Regione e al Parlamento italiano due proposte di legge per la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.

Crediamo che la lotta al lavoro povero, al lavoro precario e soprattutto al lavoro gratuito riguardi anche i tanti professionisti che hanno visto peggiorare le loro condizioni per colpa di quell’“economia della promessa” che costringe tanti giovani e meno giovani ad accettare il ricatto di stage gratuiti e tirocini sottopagati, impoverendo intere categorie professionali.

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Aver fatto credere a milioni di disoccupati, inoccupati e precari che i responsabili del loro impoverimento fossero quelle decine di migliaia di migranti, in fuga da guerra, fame e miseria, è stata la migliore politica di propaganda per chi ha difeso sempre i privilegi dei più ricchi e irraggiungibili.

Non condivido l’eterna rincorsa all’ascolto delle periferie fuori tempo massimo, credo invece che bisognerebbe smontare la retorica che ci ha convinto che il nostro welfare fosse insostenibile. Ciò che è insostenibile è che l’1% della popolazione paghi ormai proporzionalmente meno tasse rispetto al mondo del lavoro.

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Come sapete, pensiamo sia necessario un grande e straordinario piano per il trasporto pubblico locale e per il ricambio del parco mezzi, a partire da quelli su ferro. Pensiamo soprattutto che un “Green New Deal” debba partire dalla riconversione ecologica dell’economia, dalla messa in sicurezza del territorio e dalla tutela del paesaggio.

Non esistono piccole e grandi opere impossibili. Esistono opere utili e opere poco utili. In un mondo in cui gli ospedali, le linee metropolitane, le università e gli asili sono costruiti con il project financing, risulta incredibile come la narrazione liberista non contempli il cofinanziamento dei privati solo per le grandi opere, le stesse che ritiene più indispensabili di tutte le altre.

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